Libera Repubblica di Korebliklubvoi

27 December 2004

Teorema di Godel

Filed under: My Thoughts

“Questo enunciato è falso”

Si potrebbe stare per ore a pensarci.

Non è mai stato facile entusiasmare le persone con Teorema di Godel. Vabé, tranne un Fantasma.

La ragazza che s’offriva molto

Filed under: Casi umani

In uno dei vari incontri dovuti al lavoro con i gruppi musicali, è saltata fuori un po’ di tempo fa una delle storielle più comiche che abbia mai sentito, e che ancora non avevo avuto l’opportunità di mettere per iscritto, e che probabilmente non riuscirò a rendere per bene come dovrei. Uno dei componenti del gruppo, entrato un po’ più in confidenza degli altri, mi ha raccontato: “Una sera alle prove —– (altro ragazzo della band, omettiamo il nome per la privacy, comunque è un tipo bizzarro, che bello questo termine che ho sentito pronunciare solo ieri, e che gradisce il fumo), ci dice di aver conosciuto una ragazza che —– (e qui, invece, è bene fare queste righette perché ognuno ci metta dentro tutte le fra sette allusive che più gli aggradano, ribadendo il concetto della ragazza che comunque, s’offre) e di volerla portare alle prove. Noi, al che, gli abbiam detto, vabè, portala la prossima volta, così…ehm…vediamo l’articolo ecco…Ghghgh (inomettibile). Fatto sta che alle prove successive, —– (sempre lui, l’amico della canna) arriva con la fanciulla che, come da copione, dopo un paio di bicchierini va fuori; ma a noi non piaceva, allora dopo le prove —– se l’è caricata in macchina per portarla a casa. Quando l’abbiamo rivisto, —– con aria offesa (e qui bisogna immaginarlo che sventola in aria il ditino in segno di diniego), ci ha detto: “L’altra sera, alla fine, ho dovuto saltarmela io al posto vostro, ma non ve la porto più, eh?!?!””. Fantastico.

Sapore antico

Filed under: My Thoughts, Casi umani

Luogo: la Formaggeria sotto casa

Vicenda: mentre aspetto il mio turno, entra nel negozio una bambina di circa 10 anni. Chiede all’anziano gestore un panino di prosciutto. Il vecchio le mostra un panino bianco da sopra il bancone, lei annuisce, lui lo affetta, poi va all’affettatrice dei salumi, affetta il prosciutto cotto, lo mette nel panino. Lo impacchetta, glie lo dà, lei lo prende, lo paga, esce. Il tutto con quella serietà commovente che è propria solo dei bambini.

26 December 2004

La delusione

Filed under: My Thoughts

La delusione è uno dei sentimenti più brutti che possiamo provare. Stamattina mi sento un sacco vuoto.

25 December 2004

SMS

Filed under: My Thoughts

"jerry lewis diceva "La felicità non esiste, di conseguenza non ci resta che essere felici senza"…Che dici, adri, ci proviamo ad essere felici? buon natale. un beso"

Messaggio ricevuto ieri da un amico pensante, che pertanto, come me, probabilmente non troverà mai l’abbandono leggiadro che ci vorrebbe per essere felice. Ma entrambi ci stiamo comunque provando con qualche risultato :-D

Lampo di genio

Filed under: Casi umani

"L’intelligenza non è direttamente proporzionale al P.I.L.",

ha detto ieri un amico poeta esperto in eccezionali aforismi laconici legati all’albesità. Spero che non me ne chieda i diritti d’autore, ma questa non poteva davvero mancare.

La vita

Filed under: My Thoughts

Il motore delle mie azioni è soprattutto la paura della morte, l’urgenza di portare a termine qualle poche cose che non potrei mai perdonarmi di non aver fatto o provato :-) -l’amore, la famiglia…-. L’urgenza di vivere, perché è tutto troppo fragile. E forse rovino tutto, con la mia paura, rischio di rovinare i momenti. Ma ci sono giorni in cui, soprattutto se sono a letto nel primo pomeriggio e fitrano solo alcuni raggi nel pallore, sento una vertigine insostenibile all’idea delle milioni di migliaia di persone che sono morte prima di me: dai primitivi, agli Egizi, ai Romani, nel MedioEvo, Arthur Rimbaud, Marilyn; e a tutte quelle che verranno dopo di me, senza nome, indifferenti. In altre occasioni, come nell’alba di tre o quattro giorni fa, trovo una consolazione osservando certi fenomeni naturali, come proprio il sorgere del sole o quando sono in mezzo alle montagne: l’idea di qualcosa di sconfinato ed eterno, il sole che sorge così possente ogni mattina, e che sorgerà sempre, e tutte le persone che nell’orizzonte che si perde vivono, lavorano, mangiano, dormono, e fra tutte queste formiche operose ci sono anch’io. Le persone che invidio di più sono quelle che hanno la fede, io al massimo ho una ricerca costante e difficile. Ma loro hanno una consolazione, un appiglio. Fred Uhlmann ne "L’amico ritrovato" ha espresso al meglio il mio problema sulla fede, quando racconta dei due piccoli figli dei vicini che muoiono nell’incendio della loro casa. "Non senti le loro urla?". Innocenti, eppure arsi, morti senza motivo che lacerano il cuore, come quelle che ogni giorno la televisione ci propina a tal punto da renderci insensibili, aridamente abituati. Anche le pagine iniziali de "La rabbia e l’orgoglio" di Oriana Fallaci, personaggio di cui peraltro non condivido le tesi politiche e di cui non apprezzo lo stile narrativo, ma questa è un’altra storia, hanno dentro un’idea simile, che non è facile trovare in giro. E’ un dio che ha creato un mondo dove animali vivono per la morte di altri animali, animali vivono per la morte di piante, persone vivono per la morte di animali e anche di persone?    

24 December 2004

Lilac wine

"I lost myself on a cool damp night
Gave myself in that misty light
Was hypnotized by a strange delight
Under a lilac tree
I made wine from the lilac tree
Put my heart in its recipe
It makes me see what I want to see
and be what I want to be…"

Oggi ricevuto regalo indescrivibile. Parole, parole come perle.

"When I think more than I want to think
Do things I never should do
I drink much more that I ought to drink
Because (it) brings me back you…"

Una poesia di cui sono gelosa, che voglio solo per me, solo per me…

"

Lilac wine is sweet and heady, like my love
Lilac wine, I feel unsteady, like my love
Listen to me… I cannot see clearly
Isn’t that she coming to me nearly here?
Lilac wine is sweet and heady where’s my love?
Lilac wine, I feel unsteady, where’s my love?
Listen to me, why is everything so hazy?
Isn’t that she, or am I just going crazy, dear?
Lilac Wine, I feel unready for my love…"



Natale

Filed under: My Thoughts

"A Natale le renne diventano giubbotti e i maiali si trasformano in cosciotti".

I Cavalli Marci qualche anno fa in un programma televisivo.

23 December 2004

A Natale siamo tutti più buoni

Filed under: My Thoughts

Basta con queste dicerie! Al limite, siamo più ipocriti, siamo più afflitti dal senso di colpa e dal desiderio di "rifarci una faccia". Natale è il periodo in cui le persone sole si sentono più sole e quelle povere si sentono più povere. Tolto il primo pensiero rivolto alla condizione delle povere e sole ( :-( ), pensiamo piuttosto a cosa far uscire di vero approfittando del periodo, che in ogni favorisce la riflessione, segnando anche il momento del bilancio di fine anno. Ben  venga, se uno stimolato dal "Canto di Natale" di Dickens, immedesimandosi inaspettatamente nel caro vecchio Scrooge, decide di intraprendere una nuova esperienza di dedizione al prossimo, ma che non sia una mania passeggera che tenta invano di sbiancare la coscienza. Basta che diventi qualcosa di autentico. Anche solo andare a trovare la vecchia zia che da tanto ce lo chiede e non troviamo mai il tempo; chissà che non scopriamo che può diventare una sana e piacevole abitudine, per lei e per noi. Un regalo fatto a mano dà più soddisfazione di mille oggetti di valore, una frase affettuosa con qualcosa che non abbiamo mai avuto il coraggio di dire. Buttiamoci!!! 

22 December 2004

Koreblik lubvoi

Non è un incastro di lettere gettate alla rinfusa, non è una gimcana della lingua fra i suoi suoni consonantici. "Koreblik lubvoi" significa in ebraico "una barca d’amore", o almeno così recita uno dei libri che più mi hanno colpita nella mia vita. Ma l’ho perso, o forse l’ho semplicemente restituito alla biblioteca, dimenticandomene il titolo. Ricordo il nome del protagonista, Yaakov. Ricordo immagini indelebili, colori sgargianti. Ma sono costretta a lanciare un appello: chi incontrasse il "mio" libro smarrito, me ne dia per favore notizia… Per il resto, non so se sarà facile sapere se "koreblik lubvoi" significhi veramente "una barca d’amore" -cosa che è già stata messa in dubbio da un uomo di poca fede-, ma in realtà non importa, innanzitutto perché mi piace crederlo, e poi ormai è diventato un nome per me, come se mi chiedessi perché mi chiamo Adriana e che cosa significa.

21 December 2004

L’alba

Filed under: My Thoughts

Andando a Cuneo, verso le 8.15, visto un ‘alba straordinariamente bella. La mia attenzione è stata richiamata dal cielo improvvisamente arrossito (imbarazzato?). Mi sono girata, e ho visto il sole balzare fuori dalle montagne innevate, rosso, arancione, infuocato, e tingeva il limpido tutt’intorno, senza una nuvola.

20 December 2004

Dolcezza

Filed under: My Thoughts

Bisogno di dolcezza per mandare via questo senso di aridità e amarezza…

Blog

L’idea del blog mi piace sempre di più: ricreare il proprio mondo, nell’interazione con gli altri. È proprio come l’evoluzione della persona stessa, che muta a ogni incontro, in maniera maggiore o minore.

19 December 2004

La domenica fa vomitare come dice Baudelaire

"La domenica fa vomitare come dice Baudelaire…". Vi ricordate la canzone Lolita di Samuele Bersani, di qualche anno fa? Anche lui aveva notato che Baudelaire aveva capito anche questo, fra le tante altre cose. La domenica è un vero disastro settimanale, il cosiddetto fondo del barile. Oggi facendo uno zapping ho visto che anche il caro Mentana lo stava raschiando con dignità e una bella maglia a collo alto dalla Ventura. Mal comune… Invece stamattina c’è stato un bellissimo servizio al Tg Europa su Charleville, città natale di Arthur Rimbaud, da lui definita la città più idiota fra tutte. Un buon riconoscimento, che però tuttora gli vale una cordiale antipatia dai concittadini adontati. Oltre alla tomba del poeta, si possono visitare un museo a lui dedicato e la sua casa natale, che ancora porta le tracce dell’Africa, e in cui dormì Allen Ginsberg in una sorta di pellegrinaggio. Bisognerà andarci, come al Vittoriale.






















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