Omaggio al gatto
Il Gatto
-Charles Baudelaire
Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato; ritira
le unghie nelle zampe, lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l’agata si mescola al metallo.
Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa e il
tuo dorso elastico e la mia mano s’inebria del piacere di
palpare il tuo corpo elettrizzato,
vedo in spirito la mia donna. Il suo sguardo, profondo e
freddo come il tuo, amabile bestia, taglia e fende simile a
un dardo, e dai piedi alla testa
un’aria sottile, un temibile profumo ondeggiano intorno
al suo corpo bruno.
Oggi ho avuto modo di incontrare più volte l’amico Charles, quindi mi sembra giusto cominciare il post proprio a partire da quel che ha scritto lui, del mio caro felino, nonché questa poesia è davvero stupenda. Ora i miei gatti sono uno a dormire sulla poltrona rossa -quello persiano calico, un peluche, una bambola antica- e uno sul letto di là, perché il suo nero risalta così bene sulla coperta…E vanno ringraziati, perché sono rilassanti, sono dolci e affettuosi ma indipendenti e orgogliosi -il persiano sovrano soprattutto rivela sempre la sua discendenza da nobili orientali-; vanno ringraziati, perché fanno compagnia, si inseguono, giocano, è bello guardarli; vanno ringraziati perché studiano con me da accoccolati sulle mie gambe, e perché mi regalano mille volte al giorno quadretti simpaticissimi, spiritosi o di una tenerezza che atterrisce. E io qualche volta mi ci rispecchio.


