La fortuna (e il maremoto?) secondo Machiavelli
perché el nostro libero arbitrio non sia spento, iudico potere esser vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l’altra metà, o presso, a noi. Et assomiglio quella a uno di questi fiumi rovinosi, che, quando s’adirano, allagano e, piani, ruinano li alberi e li edifizii, lievono da questa parte terreno, pongono da quell’altra: ciascuno fugge loro dinanzi, ognuno cede allo impeto loro, senza potervi in alcuna parte obstare. E benché sieno così fatti, non resta però che li uomini, quando sono tempi quieti, non vi potessino fare provvedimenti e con ripari et argini, in modo che, crescendo, poi, o egli andrebbono per uno canale, o l’impeto loro non sarebbe né sì licenzioso né sì dannoso. Similmente interviene della fortuna: la quale dimonstra la sua potenzia dove non è ordinata virtù a resisterle, e quindi volta li suoi impeti, dove la sa che non sono fatti li argini e li ripari a tenerla.



Colui, lo cui saver tutto trascende,
fece li cieli, e diè lor chi conduce,
si ch’ogni parte ad ogni parte splende,
distribuendo ugualmente la luce;
similemente agli splendor mondani
ordinò general ministra e duce,
che permutasse a tempo li ben vani,
di gente in gente, e d’uno in altro sangue,
oltre la difension de’ senni umani:
perch’una gente impera ed altra langue,
seguendo lo giudicio di costei,
che è occulto, come in erba l’angue.
Vostro saver non ha contrasto a lei:
ella provvede, giudica, e persegue
suo regno, come il loro gli altri dei.
Le sue permutazion non hanno triegue;
necessità la face esser veloce;
sì spesso vien chi vicenda consegue.
Questa è colei, ch’è tanto posta in croce
pur da color, che le dovrian dar lode,
dandole biasmo a torto e mala voce.
Ma ella s’è beata, e ciò non ode:
con l’altre prime creature lieta
volve sua spera, e beata si gode.
Comment by Ghibellin fuggiasco — 26 January 2005 @ 2:26 am