Would you be my Valentine?
Oggi un pensierino, mio malgrado
, va dedicato alla c.d.Festa degli innamorati. La domanda è: ma se sono innamorati, che bisogno hanno di una festa? Ovvero, per loro la festa dovrebbe essere ogni giorno, e magari un po’ meno scontata. E’ spontaneo un coniglietto-ranocchietto-orsacchiotto e chi più ne ha più ne metta regalato proprio oggi? Penso che sia più gradito un piccolo cadeau, magari anche più personale, che ti sorprende in uno degli altri 354 giorni dell’anno, che lo colora rendendolo magico solo per te, non perché sussiste un obbligo morale di cenetta a lume di candela su questo lunedì di febbraio. Mah. In realtà, ben venga se proprio il vostro Lui è privo di qualunque spunto romantico e le occasioni per celebrare il vostro amore languono: meglio così, che niente, alla fine. E poi più fungere da molla per i Cyrano, gli innamorati segreti, per uscire allo scoperto e dichiararsi alla pulzella. Però l’aspetto più tragicomico del 14 febbraio in genere è il suo essere tortura per chi al momento non dispone di un’anima gemella. Lì risiede il disastro: viene schiacciato dal peso di montagne di cuoricini rossi, baci Perugina e coppiette per manina, rischiando di soffocare. Poi, magari, le coppiette per manina si scannano 24 ore su 24, ma sono così irritanti se ti fanno sentire il solo sulla terra che non è ancora riuscito a mettere insieme un rapporto decente: avete presente Bridget Jones davanti alla televisione che si strugge su All by myself? Nulla di gravissimo in teoria, se tutto si riducesse a queste due battute, ma la sofferenza per alcuni single, che magari amano non ricambiati, è atroce, un dolore insopportabile. Mi viene in mente la morte di Pantani un anno fa: il Pirata è davvero morto per la solitudine, non solo quella del single, ma una solitudine siderale, cosmica, divorante. Morire a San Valentino è qualcosa di tragico, ha dentro forse qualcosa di eroico, di letterario, di emblematico. Una soria come quella di Marco Pantani dovrebbe fungere da stimolo per cercare di riempire tutte le soliudini, di qualunque tipo. La solitudine è la cosa peggiore del mondo, ma non solo quella fisica, momentanea; parlo soprattutto di quella che ti dilania anche quando intorno a te ci sono un sacco di persone, che sembrano parlare un’altra lingua. Non riesci a capire cosa dicono, e non riesci a farti capire, come in un incubo. Allora tiro fuoiri uno spunto: cogliamo l’occasione della giornata odierna per lenire ognuno una solitudine, almeno per un po’, almeno per oggi.


