Libera Repubblica di Korebliklubvoi

19 June 2005

La forza dirompente del passato

Filed under: My Thoughts

Il passato che rompe una diga, che tracima come le lacrime. Le cose che devono essere scritte subito, che non si possono perdere, e che ti sembrano anche troppo forti per essere scritte.
La storia di due ragazzi che issano lo Spirit of Saint Louis su un palo altissimo in un cortile di montagna. Uno lo costruisce, ne costruisce tanti di diverse dimensioni: quello è argentato, azzurrino, e ha l’elica libera. L’altro ragazzo ha degli altissimi tronchi di pino, lo fissano e tirano su il palo sul cortile: diventa il simbolo del Paschero, e rimane lì, con l’antenna che gira al vento per dieci anni, fin che ce n’è un pezzo, sfida il vento. Fino a un temporale. Fa d parafulmine, con i suoi pezzetti in metallo: dietro l’elica, le ruote, chissà quali altre. Aveva le due coppie di ali, proprio come quello vero, e proprio come quello vero aveva le ali molto più lunghe di com’erano nel progetto, perché la strada per attraversare l’Atlantico è lunga, bisogna portare tanto carburante, ci vuole più portanza. Quando è partito, lo Spirit of Saint Louis, era una bomba di benzina.
E poi c’è un’altra storia di delizie antiche. Quella di un bambino che la nonna accompagnava alla Venchi Unica a comprare i wafer. Dietro il bancone, un cassetto con i wafer, quando li compravi te li mettevano sulla carta e li impacchettavano. Ma i soldi erano pochi, allora la nonna chiedeva i wafer rubatà, i wafer rot, e allora la signora dietro il bancone apriva un altro cassetto e prendeva con un mestolone quelli rotti, i residui dei wafer. Mi sembra di vederlo, quel bambino così felice dei wafer rotti. Lo stesso bambino che aveva un altro nonno che stava meglio, e ogni giorno il bambino aspettava per una decina di minuti i suoi genitori che arrivavano dal lavoro lì nel negozio. Il nonno gli dava 5 lire e gli diceva di andare a comprare i panini all’olii, e lu attraversava la strada, scendeva i tre scalini della panetteria e prendeva due o tre panini. Tornava a sgranocchiarli nel negozio, prima del pranzo. Purtroppo l’abitudine è durata così poco…
Non li può più mangiare, ora, quel bambino, i dolci. E ha tanti ricordi, tanti tristi, tanti belli. E un mondo fiabesco dove si rifugia quando le cose sono troppo difficili. Perché fanno piangere, i ricordi? Perché sai che sono cose che non torneranno. Anch’io, ho dei ricordi, ma non riesco a parlarne.

1 Comment »

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  1. posso solo dire: molto bello. il resto è superfluo e toglie aroma

    Comment by gianluca — 25 June 2005 @ 5:28 pm

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