Non bello, per l’esattezza. Non alto, non slanciato. Forse, quello che si definisce “un tipo”. E’ consapevole di essere particolarmente imperfetto, già, i suoi genitori glielo ripetono praticamente dalla nascita, e col tempo ha cercato di correre ai ripari, creandosi uno stile tutto suo. Purtroppo però lo stile non lo renderà mai e poi mai bello, al massimo un po’ più interessante. Che cosa spinge questo ometto conscio del suo aspetto fisico a sentirsi straziato da mille aghi quando quella ragazza gli dice che è brutto? Eppure…eppure lo sa, lo sa da tanto tempo, sa anche da sempre che lei lo pensa. Non dovrebbe essere così terribile, no… Sono brutto, chi mi sta di fronte mi dice che sono brutto. E che cosa c’è di tanto strano? Lo so anch’io. E allora perché fa così male? Forse perché, alla fine di tutto, nel profondo di sé sperava, sperava ancora, che una fanciulla tanto delicata, tanto garbata e intrisa di ferme convinzioni su cosa è giusto e cosa no, riuscisse ad andare oltre a tutta quella imperfezione, per arrivare a vederne i colori. I rossi, i viola, i gialli, l’argento e l’oro, il bianco accecante e il nero lucido. Che riuscisse perfino a trovarlo bello. Ma dopo quella serata, quel desiderio inconfessabile rimarrà chiuso a chiave nel fondo di un cassetto. E butterà la chiave.