Otto giorni
Sono tornata a casa da otto giorni, che ho impegnato per la maggior parte a cercare di riprendermi dal ritorno. Mi sento fiacca, e, rispettando le previsioni nefaste di giornali in stile Riza mi sono anche beccata un bel raffreddore: pare che se il rientro è troppo traumatico, insieme alle energie, calino anche le difese immunitarie. Di sicuro in me cala la voglia di fare, pensare che di stimoli nuovi ce ne sono. Mi sento sciatta, e questa calura di fine estate mi fiacca non poco. Nell’ufficio siamo solo in due oggi, e regna il silenzio. La settimana è passata purtroppo fra brutte notizie, forse a conferma della mia teoria secondo cui l’estate è una vera iattura. Meno male che lunedì è settembre. Sto iniziando a sentire anche qualcosa che non mi sarei mai aspettata: un certo timore di finire l’università; proprio io, che non l’ho mai amata, e non mi ci sono mai applicata più di tanto. Mi sembra il titolo di un film: “Quando sei nato non puoi più nasconderti”. Ecco, quando mi laureerò non potrò più nascondermi, insomma si tratta di iniziare a pensare di diventare seriamente grandi. Ma non sono più così sicura di averne tanta voglia.


